Bruxelles, 31 gennaio 2026 – Torna prepotentemente sotto i riflettori il tema della competitività europea, con la Commissione e i leader dell’Unione chiamati a fare i conti con un nodo delicato: come far ripartire la crescita nel vecchio continente. A pochi giorni dalla riunione informale dei capi di Stato e di governo, fissata per il prossimo 12 febbraio, cresce la pressione. A metterla sono gli ultimi rapporti firmati da Enrico Letta e Mario Draghi, due ex premier italiani che non hanno dubbi: serve una svolta immediata. Sottolineano le debolezze strutturali che frenano l’Europa rispetto ai grandi concorrenti mondiali.
Il dossier Letta-Draghi e la sfida dei mercati globali
I documenti presentati da Letta sul futuro del mercato unico e da Draghi sulla competitività industriale sono ormai al centro del dibattito. Fonti diplomatiche in Place Schuman parlano chiaro: si deve cambiare passo su innovazione, investimenti e regole più snelle. Nel pomeriggio, un funzionario della Commissione ha ribadito che “la competitività non è più solo un tema economico, ma anche geopolitico”.
Letta avverte: “L’Europa rischia di restare ai margini” se non riuscirà a collegare meglio mercati, infrastrutture digitali e politiche industriali. Per Draghi, invece, il problema principale è la frammentazione normativa e la lentezza nelle decisioni: “Se andiamo avanti così, perdiamo terreno”, ha detto a margine di una riunione riservata.
I numeri dietro il confronto
A sostenere questo confronto ci sono dati preoccupanti. L’ultimo rapporto Eurostat racconta che nel 2025 il Pil dell’Eurozona è cresciuto solo dello 0,7%, contro il +2,3% degli Stati Uniti. Gli investimenti in ricerca restano sotto il 2% del Pil, mentre la Cina ha già superato il 2,5%. C’è poi un’altra emergenza: il calo demografico e la fuga dei talenti minacciano la capacità innovativa dell’Unione.
Nelle cancellerie europee tutti sanno cosa c’è in gioco. “Non possiamo più permetterci ritardi”, ammette un diplomatico francese incontrato ieri sera al Justus Lipsius. Da Berlino arriva l’appoggio a una strategia comune sugli investimenti green. Ma restano ancora spaccature su fondi e regole d’accesso.
Verso il Consiglio informale del 12 febbraio
La riunione del 12 febbraio sarà il primo vero test dopo i rapporti Letta-Draghi. Dalle 10 del mattino i leader si ritroveranno in Rue de la Loi per discutere esclusivamente di competitività. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha chiesto “proposte concrete entro marzo”, puntando a un’agenda che metta insieme transizione verde, sicurezza economica e rilancio delle imprese.
Una fonte italiana vicina al premier Meloni lascia trapelare prudenza: “Serve garantire l’equilibrio sociale delle riforme”. Anche Paesi come Polonia guardano con attenzione al rischio che le nuove norme favoriscano solo le grandi economie occidentali.
Le proposte sul tavolo: fondi comuni e meno burocrazia
Si ragiona su diverse opzioni: dai nuovi fondi comuni europei per sostenere l’innovazione alla revisione delle regole sugli aiuti di Stato. Il commissario all’Economia Paolo Gentiloni ha sottolineato l’urgenza di “coordinare meglio le politiche fiscali”, escludendo però una mutualizzazione totale del debito.
A Bruxelles si fa strada l’idea di tagliare drasticamente la burocrazia per accedere ai finanziamenti comunitari. Un dirigente di BusinessEurope confida: “Se le imprese non riescono a investire senza ostacoli, perderemo pezzi importanti della manifattura”.
Attese e tensioni tra i Ventisette
A pochi giorni dall’incontro rimangono divisioni evidenti. Francia e Italia chiedono più margini sugli aiuti pubblici, mentre Olanda e Finlandia frenano sul fronte flessibilità. Il confronto si annuncia teso. Tra gli osservatori si percepisce un clima complicato: “Non sarà facile trovare soluzioni rapide, ma bisogna partire da qualcosa”, dice un analista della Bruegel incontrato in Avenue Louise.
L’obiettivo è mettere a punto un primo pacchetto entro l’estate. Nel frattempo si lavora a bozze con incentivi per startup, collaborazioni con università e riforme pensate per attrarre investimenti extra-Ue.
Il punto di svolta per l’Europa
L’appuntamento di febbraio segna un momento cruciale per il futuro dell’economia europea. Se i leader riusciranno a trovare un’intesa vera, potrebbe aprirsi una fase nuova: più dinamica e meno bloccata dalle vecchie abitudini. Ma resta una salita difficile da scalare. Come sintetizza Mario Draghi: “Ci vuole coraggio politico”. Solo allora si vedrà se Bruxelles saprà davvero voltare pagina o se rischierà ancora una volta lo stallo.








