Il romanzo d’esordio dell’iracheno Hassan Blasim

(11 febbraio 2012) Immaginate un uomo rapito e costretto a dichiarare in video di aver commesso atroci crimini in nome della religione. Oppure un viaggio di clandestini diretti in Europa che si trasforma in una carneficina. Immaginate un soldato che, rimasto chiuso in una stanza per diversi giorni con la sua amata, per sopravvivere si nutre del suo corpo e del suo sangue.

Cadaveri che parlano, corpi dilaniati, figli che portano in valigia lo scheletro della madre, morti che scrivono romanzi, suicidi, esplosioni di autobombe, neonazisti che in Europa picchiano a sangue gli immigrati. E poi folli, folli dappertutto, e un confine labile tra il reale e l’irreale. Provate a immaginare tutto questo e altro ancora. Immagini raccapriccianti e scene da brivido, come nella migliore letteratura gotica. Ma questa non è semplicemente letteratura gotica. Questo è l’Iraq. Oppure è l’Europa dei rifugiati iracheni, sembra dirci lo scrittore iracheno Hassan Blasim ne Il matto di piazza della Libertà, il suo bellissimo libro d’esordio, pubblicato nella collana Altriarabi della casa editrice Il Sirente. Un romanzo dove la realtà supera la finzione in orrore e crudeltà. «La macchina delle notizie – scrive Intelligent life – ha spostato la sua attenzione verso l’Afghanistan, e gli iracheni sono lasciati a se stessi. I racconti di Blasim ci ricordano che tutto lì può ancora accadere. La storia dell’Iraq deve ancora essere raccontata, e abbiamo bisogno di voci come la sua per raccontarla».